NEW YORK EXPERIENCE, UN SOGNO DIVENTATO REALTA’

Diario di viaggio di New York di Stefano Bei

New York
Vista di New York dall’Empire State Building

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L’ultima settimana di novembre ho avuto la fortuna di stare una settimana nella Grande Mela; una città dove vecchio e nuovo si incontrano ad un ritmo frenetico,  la città che ti fa sentire al centro del mondo.

New York
Times Square, New York

Ho volato con Alitalia, volo comodo e personale disponibilissimo. Dopo quasi 24 ore in piedi e 9 ore di volo alle spalle la voglia di passeggiare sulla Fifth Avenue è più forte della stanchezza e parto subito alla scoperta del “nuovo mondo”. Per i primi minuti stento a credere di essere ai piedi dei grattacieli illuminati a festa per il natale, a 50 metri dall’hotel c’è l’Empire State Building che dalla finestra sembra guardare dentro la mia stanza. Ho pernottato al Hampton inn 35th st. con colazione a buffet, a 2 passi dal macys, dall’ Empire State Building e dal Madison Square Garden. Come trasporti ho usato la metrocard da una settimana al costo di 30$ che è la miglior cosa per il costo ridotto visto il numero di volte che l’ho presa. A piedi solo il primo giorno, dicono che si può fare a piedi…non è vero.

New York
Intrepid Museum, New York

Il primo giorno con molta decisione parto verso il molo dove staziona la USS Intrepid, una delle tante portaerei che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale, 37$ il biglietto per il museo e il padiglione dello Space Shuttle Enterprise (altra mia fissa è l’esplorazione spaziale), con mia sorpresa sul ponte di volo trovo anche un BlackBird proveniente dall’ Area 51…un mostro che avevo visto come molti solo in foto…poco più in la c’è un Jet delle Frecce Tricolori…mai visto da cosi vicino neanche in Italia.Il Madison Square Garden è a pochi metri e la tentazione di vedere “l’arena più famosa del mondo” è forte e decido di rendergli omaggio la mattina successiva..all’ora di punta…con mia sorpresa ad “accogliermi” trovo uno stendardo gigante che ricorda i prossimi appuntamenti con il College Basketball, avrei voluto restare davanti a quello stendardo tutto il giorno…Decido di entrare, sono mesi che aspetto la finale del NIT…Duke-Arizona..10$ biglietti presi al volo e nonostante i Knicks non giochino in casa (per fortuna) riesco ad entrare al Madison.

New York
College Basketball, New York

Di tutte le cose che avrei creduto di fare, vedere una partita NCAA era l’ultima speranza, visto la distanza, ma in un giorno me ne becco addirittura 2, due delle più belle partite giocate fino ad’ora, una partita da 3 supplementari per il 3° posto del NIT Tip Off e il big match fra Duke di Jabari Parker e Arizona di Aron Gordon, l’atmosfera è quella che avevo sempre visto in tv o in streaming, 20’000 tifosi impazziti ognuno della propria squadra, la banda dei Blue Devils è la prova che quella che sto vedendo non è una partita di basket come le conosciamo qua dall’oceano. Alla fine dei giochi sono rimasto dentro al palazzo per più di 6 ore consecutive. Con mesi di anticipo sono riuscito a trovare due biglietti per una partita che doveva essere come una finale invece Nets-Lakers a distanza di mesi si è rivelata una partita mediocre che verrà ricordata solo per la messa in scena da Jason Kidd a 8” dalla fine…inutile dire la bellezza del Barclays Center, nei corridoi ancora non si sente la “puzza” dei panini, la metro è a soli 50 metri dall’ingresso e per qualche minuto la tentazione di abbandonare l’autista a Brooklyn e tornare a Manhattan con la Subway mi gira in testa.


La parte più interessante di questa “trasferta”, oltre East River, è stata quella di vedere lo Skyline della Grande Mela da lontano, passiamo sul Manhattan Bridge all’andata e sul Ponte di Brooklyn al ritorno, sembra di essere in uno dei tanti film visti in tv. In una giornata piovosa decido di salire al nord fino a Harlem per rendere omaggio al playground più famoso del mondo, il Rucker Park. Dopo qualche difficoltà riesco a trovarlo, la zona è un po’ abbandonata, ma calcare quel cemento fa dimenticare tutto il resto. Essere al centro del campo che fu calpestato dai più grandi del gioco e dalle superstar dei giorni nostri per un’ appassionato di basket è qualcosa che non si può descrivere. Avrei voluto avere con me un pallone per poter raccontare di aver segnato un canestro nel mitico campo di Harlem (motivo per tornare).

New York
Macy’s Parade, New York

Il 28 è il giorno del Ringraziamento, Manhattan è bloccata per la parata organizzata dal Macy’s, foto sempre viste sullo schermo che in pochi minuti si trasformano in realtà a pochi metri dal mio naso, Snoopy, Zio Sam, Spiderman, Buzz Lightyear rappresentati  da dei palloni formati extra Large che da Central Park sfilano fino ai grandi magazzini Macy’s accompagnati dalle migliori bande e cheerleader delle High School americane, già in città nei giorni precedenti , vengono dall’ Ohio, Virginia, Alabama e chi sa quanti me ne sono persi, di sicuro non le “Spirit Of America”, ballerine dagli abiti allegramente vistosi che hanno colorato la città di un verde brillante. Il pomeriggio decido di defilarmi dalla folla del centro cittadino per scendere fino a Wall Street e al World Trade Center e rendere omaggio alle vittime del terrorismo con una visita al Memorial dell’ 11 Settembre, oltre un’ora per entrare in quello che fra qualche tempo sarà il cuore del ricordo Newyorkese, due fontane al posto delle fondamenta delle due torri, migliaia di nomi scritti ai suoi bordi e ogni tanto qualche fiore e bandiera piantata nelle fessure.

New York
Wall Street, New York

Si respira un’aria particolare, la Manhattan vibrante sembra lontana chilomentri invece è a soli 100metri. Nel 2014 aprirà il museo costruito attorno ad un pezzo delle due torri rimasto in piedi. Esco dal Memorial che è ormai notte ma voglio vedere Wall Street, al Sud le strade sono intrecciate a livelli assurdi ma alla fine riesco finalmente a trovare quello che cercavo. Qualche foto di rito al cartello “Wall Street”, all’edificio e a George Washington e risalgo in metro per tornare in hotel anche perché il freddo inizia a farsi sentire . Il penultimo giorno con un freddo da battere i denti torno nuovamente al sud e a Battery Park prendo il battello per la Statua della Libertà, posso solo immaginare quello che i migranti potessero provare alla vista di quella “grande signora” dopo settimane in mare aperto. Nei 10-15 minuti di navigazione non faccio altro che fotografare lo Skyline che si allontana alle spalle del battello, ai piedi della statua c’è gente da ogni parte d’America e del mondo, l’audio guida si blocca, ma essere li è qualcosa che va oltre la lingua.

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Ellis Island, New York

Il vicino museo di Ellis Island è straordinario, forse qualche nostro lontano parente è già passato da qui all’inizio del secolo, la “sala delle domande” fa pensare a quello che milioni di persone hanno dovuto passare per entrare nel nuovo mondo, con il rischio di sentirsi dire “non può entrare, è malato e rimane su quest’isola”. Durante la permanenza nella Grande Mela non potevo non provare uno dei quei pasti che ti propongono i carrelli su strada e per 3 giorni di fila mangio una tortilla con carne, pomodori e insalata al costo di soli 4$, un’ottima cena a costo ridotto. Il viaggio di ritorno da Manhattan al JFK sembra infinito, vedo lo Yankee Stadium scorrermi affianco nel Bronx, e il City Field dei New York Mets a 2 passi dalla strada che attraversa il Queens. Arrivo in aereoporto, ma prima di partire c’è spazio per un’altra americanata…2 donuts, uno ripieno di crema con la glassa al cioccolato e uno con gli zuccherini..inutile dire che li ho tenuti sullo stomaco per i giorni successivi. Spendo gli ultimi dollari comprando delle riviste…Slam, Sport Illustrated e il numero speciale sul College Basketball di Lyndy’s Sport…

Stefano Bei

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